L’infertilità

La specie umana

La specie umana è caratterizzata da una fertilità particolarmente bassa, soprattutto se paragonata a quella di altri mammiferi. Ad ogni ciclo mestruale, infatti, una coppia al massimo della propria capacità riproduttiva ha il 30% di probabilità di ottenere il concepimento,  ma il dato cala drasticamente con l’aumentare dell’età della donna: al 20% dopo i 35 anni e al 10% oltre i 40. È quindi normale attendere anche diversi mesi prima del concepimento: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità si può parlare di infertilità solo dopo 12/24 mesi di rapporti mirati non protetti senza risultati. In questo caso è consigliabile ricorrere a un centro specializzato, anche perché la compromissione della capacità riproduttiva, oltre a costituire un problema di carattere medico, tocca aspetti altrettanto complessi di natura psicologica e sociale.

Numeri e cause

Si stima che circa il 15% delle coppie in età fertile abbia severe disfunzioni riproduttive, e che un ulteriore 10% soffra di patologie di gravità più modesta. Per quanto riguarda l’Italia, nonostante non siano disponibili dati epidemiologici esaurienti, l’infertilità affligge decine di migliaia di persone. Alcune delle disfunzioni riproduttive hanno un’origine genetica, mentre altre sono riconducibili a cause ambientali. Studi recenti suggeriscono che l’infertilità maschile e femminile sia in forte aumento, anche a causa degli attuali stili di vita: per esempio, oggi sono molte le donne che, per ragioni sociali e professionali, ritardano il concepimento a una età in cui la loro fertilità è sensibilmente ridotta. Per quanto riguarda gli uomini, invece, le caratteristiche del seme sono progressivamente peggiorate nel corso degli anni, almeno in alcune popolazioni. Fattori ambientali come l’inquinamento possono essere in parte responsabili della aumentata incidenza dell’infertilità maschile e femminile, ma in molti casi è difficile risalire a specifiche cause per l’estrema varietà di agenti a cui siamo esposti quotidianamente.